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Apro la prima pagina de "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Kundera, libro che ha sempre destato-come tanti-la mia curiosità. Ma c'è un momento per ogni cosa ed evidentemente il suo momento è giunto questa notte alle due e mezza. Le prime pagine parlano dell'eterno ritorno di cui parla Federico Nicce, filosofo a me molto caro insieme a Carlo. Parlano di cose che possono ripetersi all'infinito, poi passano all'inizio di un amore un pò strano, che inizia al contrario, di due che fanno l'amore prima di innamorarsi. E loro poi si innamorano, forse molti altri, al di fuori dei libri, no.
E l'eterno ritorno e tutte quelle frasi, tutto questo pensare alle cose che si ripetono e questo luglio sudato mi fanno sentire la voce di Robi che canta "ma adesso dove sei, non ti ho trovata più" e così penso a un post di un anno fa, con quella frase e una foto di Montmartre. Vedo una macchina scendere giù per le strade buie con due facce insoddisfatte delle proprie miserie, attaccate l'una all'altra per pura necessità.
Le cose effettivamente ritornano, camuffate, con volti apparentemente nuovi. Si reincarnano dentro altre anime, è un buddhismo durante la vita, un buddhismo degli eventi. Io penso a luglio, perchè luglio è sempre così vuoto e poi pieno di questi eterni ritorni, delle stesse persone o delle stesse azioni che rivivono dentro altri corpi. Questo stringersi forte e poi mollarsi di colpo continuando a cercarsi, guardando sempre altrove, sperando che ci sia di meglio, per non doversi sempre accontentare.
"Ho provato a chiamare senza voglia, chissà se ti ricordi di me..." C'è Parigi che non è che ritorna, è che proprio non s'è mai spostata. Anzi, certe volte sembra più vicina e poi s'allontana. Sai, quando ti ritrovi con qualche soldaccio in mano mentre t'asciughi il sudore dalla fronte che ha faticato sempre e comunque poco rispetto a quel che avrebbe potuto fare, pensi che potresti sperperare tutto e scappare a Parigi, andare a prendere chi ti sta aspettando e andare là, che pure lei t'aspetta. Poi magari tutto sarebbe come non è, o non sarebbe com'è, ma fattosta che qualcuno ti toglie i soldacci dalle mani e ti dice che devi essere una persona seria. E cosa c'è di più serio del voler realizzare dei sogni balordi.
E niente, così... C'è questo luglio caldo e chiacchierone che se ne sta seduto nella sua perfetta posizione del loto a guardarmi disperare mentre sbatto contro i muri cercando di capire qual è la porta giusta da aprire, giusto per poi prendere una direzione, giusto per mettermi l'anima in pace, giusto per non avere le rolling stones nella testa. Roba che nessuno capisce. O quasi.
Questo luglio malato, quest'estate che ci cola fra le gambe, dice Manuel.
"Si stava ragionando su dove arrivare e Parigi sembrava potesse davvero andar bene."
(Per non rallentare - Cappello a cilindro)
E la foto di un anno fa.
Mostro generato dal sonno della ragione di
JollyyRoger alle 13:58
in altrove
